|
3 gennaio 2008
Moratoria? Qual è il punto?
In questi giorni si è riacceso il dibattito sulla legge 194, la legge sull’aborto. La cosa è dovuta ad un appello di Giuliano Ferrara, che sull’onda del successo della moratoria contro la pena di morte, approvata di recente dall’ONU, ha proposto un’analoga moratoria contro l’aborto. Confesso di essermi sentito molto a disagio per i toni con i quali quell’appello è stato formulato, toni che reputo assolutamente eccessivi e scarsamente improntati al confronto con chi la pensa diversamente. L’idea della moratoria poi mi sembra particolarmente incomprensibile: nel caso della lotta contro la pena di morte, la moratoria aveva senso perché era pensata come uno strumento per spingere gli stati che ancora hanno nel proprio sistema giudiziario la pena capitale a toglierla. Ma si tratta di una lotta per impedire che delle persone vengano uccise dallo Stato, dato che già adesso la stragrande maggioranza dei paesi al mondo non consente (per fortuna!) ad un privato cittadino di togliere la vita a qualcuno. E quindi la moratoria ha senso, come strumento di pressione nei confronti degli stati che ancora reputano la pena di morte come accettabile. Ma l’aborto, invece, è una scelta individuale (o di coppia), non è una scelta dello stato. E quindi una moratoria contro l’aborto può voler dire o che lo stato si impegna a non eseguire più questa pratica nei propri ospedali, e quindi riapre il terribile “mercato” dell’aborto clandestino, oppure che condanna (e quindi punisce) chi lo pratica. Quale delle due opzioni sta dietro la proposta di Ferrara? Personalmente le considero entrambe inaccettabili. Se si vuole fare in modo che il numero degli aborti sia il più basso possibile, allora serve molto più coraggio nel promuovere la contraccezione e l’informazione, specie per i più giovani. Quanti di voi, a scuola o in altri luoghi, hanno mai avuto modo di ricevere con continuità informazioni su questi argomenti o perlomeno la possibilità di poterne parlare con qualcuno? Io penso che tutti in questo paese, uomini e donne, giovani e meno giovani, credenti e non credenti, vorrebbero che ci fosse il minor numero possibile di aborti E penso che possa sempre essere utile discutere di come far diminuire ancora questo numero. Ma non penso che sia accettabile che questo discorso vada poi a ledere la libertà di scelta di chi sta vivendo in prima persona quella drammatica situazione. Temo però che il dibattito che si è sviluppato in questi giorni sia nato proprio con questo intento e con quello di colpevolizzare chi quella scelta, mai facile, sempre dolorosa, alla fine decide di farla.
| inviato da cok il 3/1/2008 alle 19:59 | |
|