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13 dicembre 2009
al poligono di Opicina / na openskem strelišcu
su quanto successo stasera a Milano non posso che dire questo: Chiunque si riconosca negli ideali democratici non può che fare una cosa in questi casi. Condannare. E fare tutto ciò che è in suo potere perchè non succeda in futuro, a nessuno. potrei fare riflessioni più lunghe. Ma non sono necessarie perchè non aggiungerebbero niente di significativo a quanto ho detto.Volevo invece lasciarvi l'intervento (in italiano: l'intervento in sloveno è stato fatto dallo storico Milan Pahor) che ho fatto oggi a nome dell'ANPI di Trieste al Poligono di tiro di Opicina. è un luogo fortemente simbolico per Trieste e soprattutto per la sua comunità slovena. Nel dicembre 1941 vi vennero fucilati cinque antifascisti sloveni, di diversa fede politica, su condanna del tribunale speciale per la difesa dello stato, trasferitosi appositamente da Roma a Trieste. Pustim vam besedilo svojega današnjega posega (v imenu tržaškega VZPI) na openskem strelišcu (spregovoril sem v italijanšcini, ker je v slovenšcini posegel zgodovinar Milan Pahor). Slovenci verjetno že vedo, za kaj gre: ker pa se nikoli ne ve vam pustim povezavo na wikipedio, kjer boste odkrili, ce tega še ne veste, kdo so bili Pinko Tomažic in tovariši: http://sl.wikipedia.org/wiki/Pinko_Toma%C5%BEi%C4%8D
Spoštovane, spoštovani,
zelo sem pocašcen, da vam lahko danes spregovorim na tem mestu v
imenu Vsedržavnega združenja partizanov Italije. Smo v kraju, ki veliko pomeni
za zgodovino našega mesta in ljudi, ki v njem živijo.
Carissime, carissimi,
è per me motivo di grande onore
essere qui a rivolgervi un breve saluto in nome dell’Associazione Nazionale
Partigiani d’Italia di Trieste. Ci troviamo in un luogo che riveste una grande
importanza per la storia della nostra città e delle genti che vi vivono.
Milan Pahor ci ha parlato della
storia delle persone, degli eroi che qui hanno perso la vita sessantotto anni
fa. Io voglio parlarvi adesso del perché è importante che noi oggi siamo qui.
Del perché il ruolo dell’ANPI sia importante, ora più che mai. È giusto che si
affronti questo argomento.
Molti decenni sono passati dalla
guerra e dalla Resistenza. I popoli che si erano combattuti sono ora quasi
tutti parte di quello straordinario esperimento che è l’Unione Europea. La
democrazia, la libertà, i diritti umani sono ormai valori condivisi ed
accettati in tutti questi paesi. Ma è solo mantenendo vivo il ricordo e
soprattutto difendendo ogni giorno i valori che ogni antifascista, di ieri e di
oggi, sente come propri, libertà, democrazia, giustizia sociale, diritti civili
che tali conquiste non potranno essere messe in discussione. I valori che ho
citato sono il patrimonio che le passate generazioni, chi ha deciso di opporsi
all’oppressione, ci hanno lasciato.
L’ANPI ha deciso negli anni
scorsi di aprirsi alle giovani generazioni. Facendo ciò ha compiuto un grande
gesto di generosità di cui si sta apprezzando sempre di più l’importanza. Ho
avuto modo di prender parte di recente ad alcune iniziative che l’Associazione
ha promosso in Italia ed all’estero. Sono stato a Bologna, alla prima riunione
nazionale dei giovani aderenti all’ANPI. E sono stato a Durazzo, alla riunione
del Forum delle associazioni antifasciste dell’Adriatico. Erano presenti tanti
giovani, miei coetanei e di età anche inferiore, a dimostrazione di come ci sia
ancora la necessità di ritrovarsi intorno ad alcuni valori e di difenderli.
Ed è una necessità tanto più
sentita nel momento in cui si contesta la Resistenza ed il più alto risultato
che essa ha prodotto, la Costituzione della Repubblica. Ed è proprio nella
difesa della Costituzione e delle sue fondamenta irrinunciabili che vedo il più
grande compito per l’ANPI di oggi e ancor di più per l’ANPI di domani. Non è un
caso che i primi dodici articoli della Costituzione siano chiamati principi fondamentali.
L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. Quel lavoro che
concorre al progresso materiale e sociale della comunità che troppo spesso oggi
tramite la precarietà torna ad essere sfruttamento. La Repubblica riconosce i
diritti fondamentali dell’uomo, di ogni uomo.
La Repubblica rimuove gli
ostacoli che limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini. La
Repubblica tutela le minoranze linguistiche. La Repubbica è laica. L’Italia
ripudia la guerra e la bandiera della Repubblica è il tricolore, senza croci o
altro.
Questi sono i principi
dell’ANPI. Questi sono i valori per i quali esiste e deve continuare ad
esistere l’ANPI. Ieri è stata un’ulteriore dimostrazione di quanto ho appena
detto. Come molti di voi ho avuto modo di partecipare alla grande
manifestazione nazionale organizzata dall’ANPI a Mirano, in provincia di
Venezia, contro il razzismo. Il titolo della manifestazione spiega più di
qualsiasi slogan. “Gli antifascisti hanno buona memoria”.
È vero. Gli antifascisti non
dimenticano. Gli antifascisti ricordano perché non vogliono che si commettano
di nuovo gli errori del passato. Gli antifascisti sostengono la libertà della
ricerca storica, contro ogni strumentalizzazione e contro ogni uso di parte.
Gli antifascisti lottavano, lottano e lotteranno per i diritti dei più deboli e
per i diritti civili di ogni persona, contro ogni discriminazione.
Coerentemente e senza esitazioni, come hanno sempre fatto.
Ho parlato dell’importanza di
trasmettere a chi non l’ha vissuta i valori della Resistenza. Lasciatemi quindi
concludere citando uno dei discorsi più alti che la Resistenza al nazifascismo
ha prodotto e che venne pronunciato da Concetto Marchesi proprio all’interno di
un luogo per definizione frequentato da giovani, l’università di Padova
all’inaugurazione dell’anno accademico nel novembre 1943: “Studenti, mi
allontano da voi con la speranza di ritornare a voi, maestro e compagno, dopo
la fraternità di una lotta insieme combattuta. Per la fede che vi illumina, per
lo sdegno che vi accende, non lasciate che l'oppressore disponga ancora della
vostra vita, fate risorgere i vostri battaglioni,
liberate l'Italia dalla
ignominia, aggiungete al labaro della vostra Università la gloria di una nuova
più grande decorazione in questa battaglia suprema per la giustizia e per la
pace nel mondo” Ricordiamoci di queste parole. Ricordiamoci del sacrificio di
chi ha voluto regalarci la giustizia e la pace di cui parlò Marchesi.

| inviato da cok il 13/12/2009 alle 22:55 | |
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